Trinidad e Santa Clara 
giovedì, 28 maggio2009, 12:37 AM
Sono stato alcuni giorni nella costa sud. Dopo 3 giorni a Cienfuegos mi sono spostato nella piccola Trinidad, finora la cittadina piuŽbella che ho visto. Ora invece sono a Santa Clara, una cittaŽdecisamente non turistica e per ques molto interessante per me. EŽsede della terza universitaŽpiuŽimportante di Cuba e infatti appena finisco di scrivere quiŽme ne vado laŽa dare unŽocchiata. Ieri sera sono finito in una specie di centro sociale non decifrabile, popolato da improbabili metallari improvvisati. Era buffo vedere comŽerano conciati visto che quiŽnon eŽfacile trovare abbigliamento e accessori per fare i metallari. La serata era a tema rock e consisteva nello stare seduti a guardare una proiezione di video di gruppi death metal. EŽstata la prima volta che ho assistito a una serata che non fosse basata sulla salsa cubana, che sinceramente mi ha giaŽrotto le palle visto che eŽtutta uguale e spesso pure le canzoni sono sempre le stesse trite e ritrite. EŽcome se da noi vai a una serata di musica dal vivo e ti becchi le canzoni di Domenico Modugno ri-ri-ri-arrangiate. Tutte le sere. Dopo un poŽti si trifolano i maroni inevitabilmente, anche se Domenico Modugno magari ti piace anche. Non parliamo poi della salsa, che mi sono promesso di imparare per non fare troppo lŽasociale ma che sinceramente odio percheŽeŽmolto schematica, ripetitiva e lascia poco spazio alla fantasia. EŽun ballo esibizionista in cui chi fa fare le giravolte piuŽvelocemente vince. E la ballano tutti, motivo in piuŽper non farlo.
Comunque, alla fine ieri sera ho chiacchierato con un colombiano che sta studiando sociologia e mi ha dato alcune dritte interessanti per il mio progetto di coumentario. Appena finisco di scrivere infatti vado a fare un salto allŽuniversitaŽe vedo di parlare con qualche studente e magari anche qualche professore. Sicuramente potrei trovare informazioni e spunti utili in qualche tesi o qualche libro, e spero anche in qualche collaborazione umana.
Ah, piuŽtardi ovviamente faroŽun salto al museo memorial del Che, dove sono conservate le sue ceneri, i suoi diari, le foto originali, ecc. Questa, Santa Clara, eŽla sua cittaŽadottiva e ad ogni angolo si trovano immagini o riferimenti a Che Guevara.
Hasta siempre, comandante.

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I granchi da bosco 
giovedì, 28 maggio2009, 12:37 AM
Mi stavo dirigendo verso la punta piuŽoccidentale dellŽisola a bordo di una seat toledo nuova fiammante. Una coppia svizzera che avevo conosciuto a Vinales lŽaveva affittata per il simpatico prezzo di 90 euro al giorno (!) e avevo giustamente scroccato il passaggio. Non si vedono spesso macchine cosiŽrecenti da queste parti e passando per i villaggi giustamente eravamo lŽattrazione del momento, si giravano tutti a guardarci...
Dopo Pinar del Rio la strada eŽdiventata una specie di groviera, un campo minato di buche profonde anche mezzo metro, se ci finisci dentro sfasci tutto e buonanotte. Per la strada abbiamo incontrato un carroarmato che marciava in senso contrario e giustamente ha lasciato una traccia di solchi dovuti al peso dei cingoli sullŽasfalto. Dei geni. un chilometro dopo abbiamo incrociato una specie di cisterna enorme, anchŽessa su un mix di cingoli e ruote, una roba mai vista, impressionante sia per la grandezza sia per il peso, mi chiedo come abbiano fatto a trasportarla.
Era quasi il tramonto quando, attraversando una boscaglia a 20 km dal mare, ci siamo trovati in mezzo alla strada un granchio enorme, rosso e nero, con le chele aperte in segno di sfida. Avete presente la copertina del primo album dei Prodigy, "The fat of the land"? Ecco, stessa scena. Esterefatti ci siamo fermati e lŽabbiamo rincorso nel bosco, trovando sotto un cespuglio tutta la sua famiglia. Ora, chi mi sa spiegare che diavolo ci fa un granchio nel bosco? Ma i granchi non stanno sugli scogli in riva al mare?? Cos'erano, esiliati politici? Ok, scattiamo eccitati delle foto, giriamo anche un video, poi tra una risata e lŽaltra riprendiamo la strada verso il mare. Dopo pochi metri eccoci davanti unŽaltro granchio. "ehi, guarda, unŽaltro!". Proseguiamo oltre e cominciamo a ripetere la stessa esclamazione sempre piuŽspesso fino a quando, allŽorizzonte, notiamo che la superficie della strada sembrava come muoversi e cambiare colore. Erano granchi. UnŽinvasione. Giuro che erano migliaia, enormi, e di vari tipi. Quelli piuŽgrossi (e parlo di un diametro di 40 centimetri a chele aperte) erano marroni, i piuŽpiccoli erano gialli. Erano ovunque, sulla strada, ai bordi, nel bosco. Per un attimo ho pensato di essere in un film di Hitchcock con i granchi al posto degli uccelli. Immaginavo che cominciavano ad arrampicarsi sulla macchina, rompevano i vetri e ci facevano a pezzi, squartandoci le carni e pappandosi pure le ossa. Di noi sarebbero rimasti solo i vestiti. Poi dopo aver sentito vari "skratch!" ho cominciato a pensare che era piuŽprobabile il contrario, ovvero che eravamo noi a farli a pezzi con la macchina. E infatti dopo un Žiniziale funambolico slalom (ed erano anche stupidi, percheŽinvece che stare fermi si muovevano allŽultimo secondo e si suicidavano sotto le ruote) divenne impossibile evitarli, era un tappeto uniforme, non cŽera davvero possibilitaŽ. E al nostro passaggio gli avvoltoi che ci svolazzavano sopra ci davano dentro e banchettavano alla grande. Abbiamo proseguito cosiŽper almeno 10 km, una cosa impressionante. Ho pensato che potevo farne un businness, sarei solo dovuto venire liŽcon una ruspa, caricare tonnellate di granchi in un container e spedirlo in Italia. Quanto costa al ristorante un granchio? Ci sto ancora pensando, potrebbe essere davvero un businness...
Siamo arrivati fino a Maria la Gorda, una baia molto carina persa nellŽestremitaŽovest. Purtoppo cosiŽsperduta che non cŽerano neŽcase neŽabitanti del luogo, ma solo un costosissimo hotel per turisti. Ho pensato subito di dormire in spiaggia ma non avevo dietro nulla, non dico la tenda, ma nemmeno lo straccio di un saccoapelo o una coperta. Si eŽlevato un vento fortissimo, io avevo giaŽun brutto mal di gola (sugli autobus tengono una temperatura polare) e cosiŽho optato per prendere una stanza e ho svuotato il portafloglio o meglio, fortunatamente mi hanno accettato la carta di credito percheŽnon avevo sufficienti contanti con me. Sono rimasti liŽ 2 giorni percheŽ non avevo modo di andarmene da solo, dovevo aspettare che ripartissero i miei nuovi amici svizzeri e mi caricassero in macchina con loro. La seconda notte peroŽ mi sono fatto coraggio e mi sono attrezzato per dormire in spiaggia. EŽstata una delle peggiori notti della mia vita. Mi ero procurato clandestinamente una coperta dallŽhotel ma era piccola e o mi coprivo le gambe o mi coprivo il busto. La spiaggia di notte eŽdiventata un covo di insetti e mi sono fatto divorare dovunque. Era umido, freddo, e nonostante cercassi di rannicchiarmi come un feto sotto la coperta, rimaneva sempre scoperto un pezzo del mio corpo con cui potevano banchettare le zanzare, e aquanto pare si era sparsa la voce percheŽcol passare del tempo aumentavano sempre di piuŽ. Praticamente hanno organizzato un rave-party sulle mie caviglie. Non ho dormito nemmeno un minuto, la mia era una lotta per la sopravvivenza, contavo solo i minuti che mi separavano dallŽalba ma osservando le lancette di un orologio la notte diventa infinitamente lunga. AllŽalba attorno a me cŽerano insetti che vomitavano dallŽindigestione, qualcuno si portava a casa sporte dela mia linfa vitale avvolta nella carta stagnola, provviste per il resto del mese per tutta la famiglia e anche per i vicini. Ho iniziato a prendere sonno verso le 8 di mattina, ma ormai il sole era alto, sotto la coperta morivo di caldo e sopra mi bruciavo dal sole. Mettersi sotto una palma non era invitante, con le simpatiche noci da cocco che pendevano a 20 metri sopra la tua testa, e vedere il risultato della loro caduta per terra bastava a farmi cambiare idea... Ho optato per bruciarmi al sole e infatti, nonostante mi sia spalmato quintalate di crema solare cubana (che infatti non vale un cazzo) mi sono ustionato da cima a fondo.

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Il tempo si e' fermato 
giovedì, 28 maggio2009, 12:36 AM
EŽil titolo di un vecchio documentario di Ermanno Olmi, ma eŽanche lŽespressione che a mio parere meglio descrive la realtaŽcubana.
Ora, non sarebbe mia intenzione stare quiŽa raccontare per lŽennesima volta cose scontate sulla societaŽcubana, si sanno giaŽ, si sono lette, sentite, viste e riviste, peroŽlo stupore che provo davanti al mondo che mi trovo sotto gli occhi mi spinge comunque a dire 2 parole su cioŽche sto osservando di persona.
Cuba eŽun poŽcome un frullato di epoche diverse mescolate tutte insieme. Le case sono ancora quelle costruite in epoca coloniale, le ferrovie sono del 1800, le macchine sono degli anni 50, i mobili degli anni 60, gli elettrodomestici degli anni 70, i programmi televisivi degli anni 80, la tecnologia degli anni 90, la poca roba sugli scaffali dei negozi (compresi gli alimenti, credo) risale ai primi del 2000, il resto piuŽo meno eŽrecente o non eŽdatabile.
Fa un certo effetto vedere questo mix di annate mischiate insieme. A volte mi viene da ridere (spesso eŽmeglio buttarla sul comico) altre volte mi cadono le braccia, come quando vedo i telefilm in tv o sento le "radionovelas" alla radio.
Quello che invece mi daŽpiuŽfastidio eŽla tecnologia antiquata, soprattutto legata allínformatica e a internet. Ormai mi ero abituato troppo bene, negli ultimi mesi con lŽiphone mi ero lasciato viziare potendo avere accesso sempre e dovunque a internet, alle email, al TELEFONO, alle mappe di google, al GPS, alle foto, ai video e a tutti i programmi utili che potevo avere in tasca a disposizione in ogni momento. QuiŽavere delle informazioni base dievnta unŽimpresa e comunicare non dico allŽestero, che eŽquasi impossibile fuori dalle grandi cittaŽ, ma addirittura tra persone del luogo eŽcomunque unŽavventura. I cellulari non ce li ha nessuno e i telefoni fissi ce li hanno solo alcune case. Darsi appuntamento con qualcuno eŽsempre unŽincognita. "Ci vediamo liŽa tal ora". Questo eŽil massimo che si puoŽfare. Se poi non eŽpossibile nemmeno questo, percheŽmagari non ci si riesce a mettere dŽaccordo, allora ci si affida alla sorte. Speriamo di rivederci un giorno da qualche parte...
In questo viaggio ho deciso di portarmi dietro poca roba tecnologica, in borsa ho solo lŽipod e una chiavetta usb, nientŽaltro. Non volevo avere appresso roba di valore per non dovermi preoccupare che me la rubassero. PeroŽrimpiango di non avere almeno la macchina fotografica, anche una scassata. Ho perso lŽoccasione di fare delle belle foto e mi dispiace percheŽerano attimi da cogliere. Mi rendo che alla fine torneroŽsenza nemmeno una foto, le uniche immagini saranno nella mia memoria e rimarranno liŽ fino a quando non inventeranno un cavo usb da attarsi alle orecchie per scaricarsele sul computer.

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Un koala a Cuba 
mercoledì, 27 maggio2009, 12:50 AM
Le comunicazioni come previsto sono disastrose. Ieri ho chiesto una scheda telefonica per telefonare e le avevano finite fino a lunedi'. E comunque telefonare in Italia costa 5 euro al minuto, per cui tanti saluti, ci sentiamo quando torno. Una scheda per il cellulare costa 60 euro solo per l'attivazione e la copertura sull'isola e' scarsissima quindi ho abbandonato anche questa idea. Rimane internet ma anche quello e' carissimo (6 euro all'ora) e si trova solo nei grandi hotel all'Habana e in qualche altra grande citta'. Pertanto mi dispiace ma non avrete spesso notizie di me perche' tra qualche giorno inizio il viaggio verso est e non sara' facile trovare punti di accesso.
Le prime impressioni dell'Habana sono di una citta' molto viva e vivace e la gente sembra viversela relativamente bene. I bambini giocano a baseball per strada e sembrano felici, nessuno e' ricco pero' nessuno e' nemmeno povero. E' ancora presto per fare commenti sulla societa' e sul regime di Castro, pero' dalle prime chiacchiere con la gente che ho incontrato e da quello che vedo personalmente, mi sono gia' reso conto che le informazioni che arrivano a noi sono piuttosto distorte.
Non e' vero che la gente odia il regime e non vede l'ora di andarsene da Cuba, questo vale solo per una piccola parte di giovani che ovviamente, come nel resto del mondo, ambiscono a viaggiare e conoscere altre realta' e putroppo qui' non possono farlo facilmente. Pero' la maggior parte dei cubani, almeno all'Habana, sembra essere fiero della propria indipendenza e la difendono nonostante tutti i problemi che comporta. Sono gia' convinto che se non ci fosse l'embargo, Cuba sarebbe veramente un paradiso sia per i cubani, sia per i turisti. Invece a causa del blocco commerciale c'e' una arretratezza tecnologica spaventosa che contrasta di brutto con l'evoluzione culturale e sociale della popolazione. Per chi non lo sa, ricordo che i livelli di salute e di istruzione sono i piu' alti di tutta l'America latina, e tra i piu' elevati del mondo. I medici cubani sono tra i migliori in assoluto e molti viaggiano all'estero come volontari di associazioni no profit, in Africa soprattutto. Un dato che colpisce e' che c'e' un medico ogni 150 abitanti, ripeto 150 abitanti!!!
Per capire bene Cuba bisogna conoscere la storia. Io la sto imparando un po' dai libri, un po' direttamente dalle persone. Per esempio la famiglia presso la quale sto soggiornando e' formata da 9 fratelli, molti dei quali hanno partecipato fucile in mano alla rivoluzione del '59 e hanno conosciuto personalmente Fidel e Che Guevara (ho visto le foto e ascoltato i racconti, che spettacolo!). Una famiglia cosi' numerosa in Italia avrebbe problemi economici mostruosi, immaginatevi un padre di famiglia che guadagna 1200 euro al mese con 9 figli... Qui' invece stanno tutti bene e i figli o sono gia' laureati o stanno studiando. Sorprende vedere cosi' tanti giovani che vanno e vengono per strada dalle varie universita', e sorprende vedere la grande educazione e civilta' che regna ovunque. Non c'e' una carta per terra, c'e' solo un po' di merda di cane, ma questo anche a Bologna... ieri ho visto un ragazzo che metteva una cartina in un bidone, e a causa del vento e' volata via. Gli ha corso dietro e l'ha rimessa nel bidone.
Sono piccoli segnali che pero' fanno riflettere...
Nel pomeriggio di ieri ho incontrato per strada una troupe che stava facendo delle riprese cinematografiche e mi sono fermato a fare conoscenza. Facevano parte della scuola internazionale di cinematografia che c'e' in periferia dell'Habana. Conta 400 iscritti, molti cubani e alcuni stranieri. Avevano attrezzature d'avanguardia e mi ha stupito che le dessero in mano cosi' ai ragazzi. Provate ad andare alla scuola nazionale di cinema a roma e chiedete se vi danno una steadycam con videocamera da 20.000 euro per fare il vostro corto, vediamo cosa vi rispondono... Mi hanno lasciato diversi contatti e sicuramente andro' a farci un salto.
Lunedi' prevedo di lasciare l'Habana e dirigermi verso Pinar del Rio, a ovest, e di esplorare la sierra a cavallo o a piedi per un paio di giorni. Poi iniziero' a spostarmi verso est, fermandomi in tutte le localita' che riterro' di interesse. Certo non mi faro' mancare i pomeriggi splamato sulle spiagge caraibiche da sogno che accompagnano tutta la costa settentrionale, questo e' chiaro... pero' i miei obiettivi primari rimangono altri: imparare bene lo spagnolo, parlare con la gente, conoscere, esplorare e trovare un valido soggetto per un documentario.
Per ora un abbraccio a tutti. Unidos, venceremos!

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Riabilitazione 
mercoledì, 27 maggio2009, 12:39 AM
Considerato i grossi problemi che sto avendo a Cuba per comunicare con l'esterno (un po' me lo immaginavo, ma non fino a questo punto!!) ho deciso dopo anni di abbandono di rispolverare questo spazio e scrivere delle mie avventure tramite il blog.
Questo perche' il sito della mia posta elettronica personale (info@simonechie...ecc.) risulta bloccato e inaccessibile da Cuba. Sto utilizzando principalmente facebook, ma non posso pubblicare piu' di un tot di righe e quindi mi risulta scomodo. Chi vuole scrivermi un'email puo' farlo a simone_chiesa@libero.it . Quella dovrebbe andare...

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