03:38:33 am
Saturday, 5 July 2008

email:
simoneweb[at]altervista.org



Simone Chiesa

visita il BLOG


“Lei sta all’orizzonte. Mi avvicino di due passi; lei si allontana 10 passi più in la’.
Per quanto io cammini non la raggiungerò mai, quindi a che cosa serve l’utopia?
Serve a questo: a camminare” (E. Galeano)

Dopo 9 mesi di gestazione è finalmente pronto il mio ultimo lavoro "Gadgets". E' un cortometraggio che ho girato in parte al Motorshow nel 2006, in parte nei mesi successivi, autoprodotto a costo ZERO grazie alla collaborazione di amici e conoscenti. Protagonista il bravissimo Stefano Reyes che si è gettato nel personaggio come una triglia in padella...

Potete vedere il corto su Youtube ai seguenti link (si consiglia una linea veloce). La durata è di 12 minuti quindi ho dovuto spezzare il film in 2 tempi per motivi tecnici (il massimo consentito da youtube è di 10 minuti).

Primo tempo

primo tempo

Secondo tempo

secondo tempo

NEWS!!

8 dicembre 2007: Gadgets ha vinto il 1° premio al "Nano International Film Festival" (www.nanofilmfestival.com) di Spoleto!!! Yupppyyyeeeee!!!!!

21 dicembre 2007: premio "miglior montaggio" al festival Schermi Irregolari di Bagno a Ripoli (FI)


SINOSSI

Un improbabile cacciatore di gadgets si avventura in fiera alla ricerca di cappellini e belle ragazze. Un'odissea surreale e tragicomica raccontata dagli occhi di un ingenuo e buffo personaggio, estremo stereotipo di quella massa di ragazzini “lobotomizzati” che vengono manovrati come burattini da un palco all'altro dei padiglioni fieristici. La sua avventura in questo mondo di plastica lo porterà allo scontro con la realtà e ad una riflessione sulla mercificazione dei propri sogni e sul prezzo che paga la dignità umana, soprattutto nella sfera femminile, per assecondare il sistema consumistico dei messaggi pubblicitari.

TRATTAMENTO

Chiunque abbia partecipato ad una grande fiera negli ultimi anni avrà certamente assistito a quelle buffe scene in cui orde di ragazzini con jeans, zaino in spalla e cappellino in testa si agglomerano come un branco di piragna attorno ad un palco da cui vengono lanciati gadgets di ogni tipo. Tra spintoni, grida e urla primitive si cerca ad ogni modo di accaparrarsi qualsiasi oggetto piova sulla folla. Spesso si tratta di portachiavi, magliette, cappellini che non indosseremmo mai in pubblico, nemmeno se ci pagassero, oggetti puramente pubblicitari con tanto di marchio bello grande stampato sopra, talmente brutti e inutili che non appena riprendiamo padronanza della nostre attività mentali, fuori dal trambusto della fiera, ci chiediamo tipicamente “e adesso che ne faccio di tutta 'sta roba?”. E la risposta spesso la troviamo in un cassonetto. Ci vorrebbe, come direbbe Elio, un cassonetto differenziato per il “frutto del lobotomizzato”... E poi tutte quelle ragazze bellissime, pagate per mostrare tette e culi e ipnotizzare i maschi attorno che , in preda a tempeste ormonali adolescenziali, farebbero qualsiasi cosa pur di potersi fotografare abbracciati a questi angeli in bikini. Nel frattempo mettiamoci in saccoccia anche un bel volantino, che non guasta mai. E' la mercificazione dei propri sogni. Una realtà ben conosciuta e discussa che però ho voluto raccontare con questo corto in chiave comica, perché sono convinto che attraverso un sorriso a volte i messaggi passano meglio. Tutto è nato da qui, dall'analisi di un fenomeno di massa. Vengo dalla scuola di Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, un'osteria di idee dove si plasmano film partendo da quella che viene chiamata la “postazione della memoria”, ovvero nient'altro che l'osservazione della realtà, uno sguardo dalla finestra su ciò che accade attorno a noi. Ho sentito l'esigenza di raccontare questa tragica realtà a modo mio, realizzando un piccolo filmino ispirato alle slapstick del grande cinema muto del passato. Sono chiari i riferimenti al personaggio “chapliniano” di Charlot: il mio protagonista è ugualmente buffo, ingenuo e allo stesso tempo romantico e malinconico. Il tema della donna-oggetto fa da sfondo e un po' da filo conduttore del racconto. E' vero che è un tema già trattato e stra-analizzato, ma è vero anche che nonostante se ne dica e se ne parli, non è ancora cambiato nulla e anzi, ogni giorno che passa lo sfruttamento dell'immagine della donna per fini commerciali diventa sempre più estremo e sempre più volgare. Il nostro gadget-boy non è un eroe, è semplicemente una macchietta attraverso la quale esprimo alcune mie riflessioni personali. Il parallelismo tra le prostitute e le ragazze-immagine, nella seconda parte del film, non vuole essere offensivo ma vuole anzi fare riflettere su come in fondo, in maniere diverse, entrambe vengono usate e sfruttate sempre e solo per fare soldi, per fini “commerciali”. Il vaffanculo finale è un urlo liberatorio, quasi “munchiano”, un rifiuto del sistema e una riappropriazione della propria sensibilità e dignità pensante. Viene gettato nella spazzatura, in modo letterale, l'intero sistema consumistico. Il vaffanculo potrebbe fare pensare al popolare vaffanculo-day di Beppe Grillo e in effetti esistono diverse similitudini: il suo è un vaffanculo contro il sistema politico marcio e l'editoria servilista, il mio è un vaffanculo contro il sistema pubblicitario. Devo però ricordare che, sebbene l'abbia montato a settembre 2007, il corto l'ho girato ben un anno prima del v-day di Grillo, questo per puntualizzare che non mi sono ispirato a lui, semplicemente abbiamo avuto casualmente lo stesso “modo” di esprimerci.

 

Gli incontri degli amici di Beppe Grillo

ULTIMO AGGIORNAMENTO:
qualche giorno fa ;-)